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Emersione dei rapporti di lavoro: i possibili risvolti penali

Il nuovo approfondimento della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro è dedicato all'emersione dei rapporti di lavoro (art. 103 DL 34/2020 conv. in L. 77/2020) il quale prevede che i datori di lavoro possano presentare istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri oppure per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare. In riferimento alla seconda ipotesi, nell'ambito della procedura, si delineano diversi rischi di reato sia per il datore di lavoro che per il lavoratore.


Il DL 34/2020 contiene la norma in forza della quale i datori di lavoro “possono presentare istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale ovvero per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, tuttora in corso, con cittadini italiani o cittadini stranieri”. Tra le due ipotesi previste, quella che offre maggiori spunti di riflessione sul piano penale è la seconda, la quale è diretta a “dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare tuttora in corso”, e rappresenta, peraltro, l'obiettivo principale che il Governo ha inteso perseguire. Non a caso, infatti, nella rubrica si fa riferimento soltanto all'ipotesi della “emersione dei rapporti di lavoro” e non anche alla “conclusione di un (nuovo) contratto di lavoro”, nonostante che l'articolo in commento contempli entrambe le ipotesi.

Il primo importante effetto, sul piano penale, delle richieste di “conclusione di un contratto di lavoro subordinato” e di “emersione di rapporto di un rapporto di lavoro irregolare” è la sospensione dei “procedimenti penali (…) nei confronti del datore di lavoro (…) per l'impiego di lavoratori per i quali è stata presentata la dichiarazione di emersione, anche se di carattere finanziario, fiscale, previdenziale o assistenziale” e del lavoratore “per l'ingresso e il soggiorno illegale nel territorio nazionale”. Da tale precetto si evince, in primo luogo, che l'istanza di regolarizzazione di un rapporto di lavoro in corso produce, quale diretta conseguenza, l'effetto di far affiorare una pregressa violazione da parte del datore di lavoro di norme tributarie, previdenziali o assistenziali e da parte del lavoratore della disciplina in materia di ingresso e soggiorno nel territorio dello Stato, che determinano l'instaurazione di un procedimento penale a carico di entrambi.

L'approfondimento analizza le ipotesi di reato di falsità ideologica in atto pubblico per chi presenti dichiarazioni o attestazioni mendaci e quello di falso materiale. Inoltre, l'approfondimento analizza altri risvolti che il provvedimento comporta come conseguenza: la cessazione della sospensione e l'archiviazione di procedimenti penali, estinzione dei reati di carattere finanziario, fiscale, previdenziale o assistenziale contestati al datore di lavoro e di quello di ingresso e soggiorno illegale nel territorio nazionale addebitato al lavoratore al momento della sottoscrizione del contratto di soggiorno congiuntamente alla comunicazione obbligatoria di assunzione e del rilascio del permesso di soggiorno.

Stefano Capuano

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