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Accertamento tecnico preventivo: legittimo il rifiuto del lavoratore

Illegittimo il licenziamento del dipendente che rifiuta l'accertamento tecnico preventivo effettuato dal datore di lavoro senza una preventiva richiesta agli istituti previdenziali competenti (Cass. 29 luglio 2020 n. 16251).

La Corte di Cassazione è stata chiamata a valutare il caso di un uomo licenziato dalla propria azienda per l'eccessivo numero di assenze. Il licenziamento per giusta causa era seguito al rifiuto dell'accertamento tecnico preventivo diretto a valutare l'effettivo stato di salute del dipendente.


La Cassazione ha ricordato come il controllo delle assenze per infermità o infortunio può essere effettuato soltanto attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, qualora il datore di lavoro lo richieda.

La condizione di procedibilità nelle controversie previdenziali è la presentazione, unitamente al ricorso giudiziario, di una istanza di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie legittimanti la pretesa previdenziale fatta valere, restando così fermo il fatto che si tratta di un onere gravante su chi intende richiedere in giudizio una presentazione a carico dell'INPS. E' escluso quindi che il datore di lavoro possa far controllare lo stato di salute dei dipendenti tramite accertamento tecnico preventivo.

La Corte ha pertanto rigettato il ricorso dell'azienda e dichiarato illegittimo il licenziamento del lavoratore.

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