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Mismatch di competenze, tra esigenze obsolete e il digitale




Il digital è una delle competenze che entrato a far parte del mondo del lavoro, negli ultimi anni, sopratutto in questa emergenza pandemica ancora in corso, competenza che purtroppo esser in possesso da pochi individui, ne è un esempio le criticità emerse durante il lavoro da remoto nel periodo di lockdown.
 Le università ed i centri di formazione, scuole comprese, in passato si sono focalizzati nell'erogazione di corsi in cui le competenze apprese erano standard per tutti, creandosi una distanza tra mondo del lavoro e profili che uscivano dai percorsi formativi, problematica che poi si rifletteva sul percorso di orientamento Il digital non è l’unica competenza che è entrata protagonista nel mondo imprenditoriale, troviamo anche il marketing, l’IT, in cui la domanda cresce in maniera esponenziale ma i profili ad oggi presenti nel mercato del lavoro sono pochissimi. Alcune aziende stanno provando ad organizzare delle Academy interne in cui la persona (sopratutto neolaureata o diplomata) viene direzionata su un percorso formativo in training al cui termine è previsto l’inserimento in azienda 

La conseguenza diretta è la presenza sul mercato del lavoro di profili con competenze non aggiornate, per cui l’inserimento in esso è difficile, soprattutto nella fascia di età over 40. 
La formazione è la soluzione per tutti, intesa come chiave d’apertura è di apprendimento di nuove skills utili per entrare in aziende in cui il ruolo non è stato assegnato ad oggi (o quasi). Un’attività dell’orientamento è proprio la formazione: molti enti strutturano l’apprendimento di competenze a catalogo, oppure come è emerso dalle cronache giornalistiche, non usano nella giusta versione i fondi per la formazione finanziata. 
Chiaramente nell'apprendimento delle skylls contestualmente va strutturata l’analisi dei bisogni, in cui emerge le competenze per cui quella persona è propensa oppure il contrario. 

Lo skills gap: breve panoramica 

Nella condizione in cui esiste un divario tra mercato del lavoro e competenze possedute si parla di skills gap (o meglio mismatch) 
Per mismatch, intendiamo la mancanza o l’eccesso di competenze per ricoprire quel determinato ruolo: troviamo un mismatch negativo, quando le competenze mancano, positivo, quando le capacità sono in eccesso 
Lo skills gap, dipende da varie cause, l’avanzamento tecnologico, si pensi agli anni novanta con la comparsa sul mercato Italiano dei primi PC, oppure all'avvio del web sul finire degli anni novanta Ancora troviamo l’età anagrafica, formare una risorsa junior è diverso dal preparare al training una figura con competenze ormai fossilizzate. 
Ad oggi il divario presente è quello digitale, secondo alcune indagini nei prossimi anni 900 mila posti di lavoro rimarranno scoperti se non si provvede al training e alla formazione di nuove competenze richieste dal mercato. I profili che non si trovano sono molti con la situazione post – covid: programmatori, analisti e progettisti di software, ingegneri meccanici e energetici. 
Il divario di competenze non riguarda solo le hard skills, ma anche le soft skills, tra le prime troviamo l’IT, tra le seconde le competenze relazionali e la proattività. 
Nell'attuale società la soluzione da adottare è la formazione continua verso uno stock di competenze, capacità sempre più richieste dalle aziende, i percorsi formativi di rado prendono in considerazione le soft skills, è pur vero che non si possono apprendere talune capacità, ma allenarle si



Le digital skills 

Le competenze digitali si sono rivelate importante solamente negli ultimi anni, con l’emergenza pandemica ancora in corso si è passati da utopia ad urgenza e necessità, d'altronde la vendita online, piuttosto che il lavoro da remoto le richiedono. Sia le aziende che i candidati per sopravvivere al mercato del lavoro in continua evoluzione pertanto devono apprendere ed immagazzinare tali capacità. Quando si parla di competenza digitale viene in mente l’impronta digitale piuttosto che il bar – code. 

Nel 2006, il Parlamento Europeo, diede una prima definizione di competenza digitale: “saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione (TSI) per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione”. 

Tale competenza è presente in ogni settore, ed inoltre ha fatto nascere nuove professioni che nei prossimi anni vedremo sul mercato. La capacità comune per tutti i professionisti in cerca di opportunità, deve rimanere il saper utilizzare gli strumenti informatici, volendo riportare alcuni esempi troviamo il caso di Zoom piuttosto che teams, i quali durante il periodo di lockdown sono stati molto utilizzati.

 La sfida maggiore è stata proprio l’uso attraverso l’apprendimento sul campo di tali strumenti. 
Lo scoglio che oggi si presenta nella società, è la pigrizia ad impararle, ma se messi di fronte ai vantaggi che presentano, la volontà nell'imparare ad usare tali supporti tecnologici aumenta, come ad es nel caso dell’acquisto online. Saper accendere un PC, creare un documento online, gestire le e-mail, sembra banale, ma non lo è affatto, queste si configurano come competenze digitali di base. Al contrario le competenze avanzate, sono richieste solamente dagli addetti al settore IT, come la programmazione e lo sviluppo informatico.


Come colmare il gap tra le competenze ed il mercato del lavoro 


Ridurre il divario, non è semplice, la prima azione da effettuare è la formazione specialistica, dapprima per le fasce di età anagrafica a rischio esclusione dal mercato: una comunicazione tra imprese e enti di formazione va compiuta, affinché si comprendano quali sono le emergenze in termini di competenze mancanti. Non si può parlare di digital senza strumenti quali PC, ad oggi sappiamo che in alcune aree del paese esiste una povertà digitale, pertanto le istituzioni dovrebbero promuovere politiche d’incentivazione all'acquisto di tali supporti informatici. 

La seconda azione che va compiuta è lo sviluppo dell’attività di talent acquisition, alcune aziende stanno provvedendo in tal senso, organizzando una formazione interna totalmente gratuita per i profili appena usciti da un percorso di studio Il mindset questo sconosciuto, diventa protagonista fondamentale, se non ci abituiamo che la formazione al digital è un’attività continua, non possiamo apportare migliorie al mercato, ma ancor più al considerare i profili a rischio esclusione. La mossa che si sta compiendo invece è fornire strumenti di assistenza quali reddito di cittadinanza fine a sé stesso, a questo andrebbe accompagnata una campagna di azioni attive mirate al training a 360 gradi verso le nuove competenze ricercate dalle aziende 

l’era fordista è finita, cambiamo direzione finché si è in tempo!!

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