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L’orientamento professionale post covid tra opportunità e cambiamento



 Cosa posso fare adesso che ho concluso il percorso di laurea? Dove posso spendere il mio profilo?



Taluni quesiti attinenti all'identità professionale, spesso capitano a chi si occupa di risorse umane, posti generalmente da neolaureati o neodiplomati che si stanno per affacciare nel mercato del lavoro.

Domande che dovrebbero avere una risposta già nei primi mesi del percorso accademico, generalmente non è cosi poiché la scelta degli studi è legata a variabili quali influenze familiari, piuttosto che decisioni non maturate

L’orientamento professionale negli ultimi trentanni nel nostro paese ha poco funzionato, macchine farraginose come i centri per l’impiego hanno espletato solamente una funzione marginale nel percorso di studi o di un primo impiego verso i ragazzi che ad essi si rivolgevano

Abbiamo visto tutti con il lock down la chiusura degli uffici pubblici, compresi i centri per l’impiego e l’opportunità offerta dal digital, da cui si deve partire per realizzare il nuovo processo orientativo

In molti colloqui di lavoro ad es la frase che per primo si sente pronunciare è la seguente: ho scelto tale percorso di studi perché vi è maggior richiesta di lavoro, pienamente d’accordo ma bisogna “pesare” sul piatto della bilancia anche le passioni e gli interessi.

Se da una parte il bilancio di competenze continua ad essere utilizzato dagli orientatori, dall'altra parte occorre dotarsi di ascolto attivo, quindi colloquio di approfondimento per analizzare competenze, capacità ed abilità. Il mondo del lavoro negli ultimi anni sta effettuando numerosi sforzi per entrare nelle scuole, università affinché i ragazzi annusino in prima persona il clima aziendale attraverso i racconti e le testimonianze di chi in quella specifica azienda ci lavora

Il primo paletto che bisogna estirpare dal processo di orientamento è la burocrazia, vedasi le politiche attive del lavoro. Passato il lock down dobbiamo ripensare il processo di orientamento professionale, non lasciandolo solo ad attività quali strutturazione del CV, brochure illustrative, pseudo colloqui di orientamento con realtà locali.


 L’identità professionale

L'individuo nel corso della vita matura due identità: personale legata al proprio IO, durante i primi mesi di vita con l’apice verso l’infanzia adolescenza, professionale ossia l’IO applicato ai contesti lavorativi, chi sono io come professionista al lavoro e di conseguenza l’appartenenza ad una cerchia di professionisti, ad es Ingegneri o Matematici.

L’identità professionale si compone di caratteristiche specifiche, modus operandi, di quel determinato ruolo. Il suo progredire è legato alle esperienze, passioni, competenze e capacità. Se non ben definita nei primi anni di studio, è soggetta a variazioni continue, né è un caso l’insoddisfazione del percorso di laurea, motivo per cui si cambia frequentemente facoltà.

Il processo di orientamento Pre – Covid


Le agenzie sociali impegnati nella fornitura di consulenza orientativa sono il centro per l’impiego, Università e scuole di formazione

Prima del Covid tali enti preposti, basavano il processo di orientamento su attività standard quali bilancio di competenze, confronto con il tessuto locale, “consigli” basati su variabili soggettive.

Il centro per l’impiego è il primo ente impegnato nella consulenza orientativa, generalmente disincollato dalle scuole e Università. I ragazzi che si rivolgono a loro vengono sottoposti a colloqui generici di orientamento dove vengono illustrare le opportunità locali standard per tutti, a questo si aggiunge la strutturazione del CV (generalmente Euro-pass) come mezzo veicolatore unico affinché si trovi opportunità.

 Le criticità che sono emerse nel corso degli anni sono la mancanza di una affinata attività attentiva verso i ragazzi, l’analisi delle skills possedute, ed in ultimo data sia la digitalizzazione che il superamento del problema “trasferimento” presso altre Regioni, di visibilità di opportunità oltre i propri confini.



 Il processo di orientamento Post – Covid

 Il “nuovo” processo di orientamento deve essere uno strumento che prenda in considerazione le skills dei ragazzi, fondamentale per “indagare” capacità ed abilità di ognuno affinché si possano spendere nel mercato del lavoro.

Gli enti preposti (centri per l’impiego) inoltre devono essere presenti attivamente sia nelle scuole, università: accompagnare il mondo del lavoro fatto di imprese, professionisti dentro i percorsi accademici risveglia nei ragazzi la coscienza su cosa voglio fare da grande.

Le scuole e le università devono viceversa far conoscere ai ragazzi le opportunità nazionali, le nuove competenze ed allenarli all'apprendimento continuo del digital e dell’IT in generale, affinché non si arrivi al mismach di cui oggi si parla tra competenze obsolete e nuove abilità richieste dal mercato del lavoro, ma mancanti

Il lavoro è cambiato anche dal punto di vista della sicurezza offerta dai contratti, quindi abituare al mindset flessibile i ragazzi è cosa non da poco

Infine le variabili soggettive di cui si è parlato molto tra cui l’influenza dei genitori devono uscire fuori nella scelta del titolo di studio da conseguire

Qualcosa sta mutando, ne è un esempio l’attività di counseling da remoto effettuata da alcuni centri per l’impiego locali che guidano i ragazzi verso competenze più richieste dal mercato del lavoro

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