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Formazione Finanziata: cos’è e come funziona

I cambiamenti tecnologici, conseguenza anche dei mutamenti culturali, implicano la necessità di sviluppare, se non di acquisire, nuove competenze. Dipendenti, professionisti e datori di lavoro hanno quindi bisogno di frequentare corsi, master, seminari ecc. per colmare il gap formativo richiesto dall’evoluzione della società.

 

La formazione è un elemento essenziale nella vita delle persone e delle aziende perché da la possibilità di autorealizzarsi dal punto di vista lavorativo/professionale e da quello personale/sociale. Inoltre la formazione rappresenta una leva strategica aziendale sulla quale agire per acquisire maggior competitività sui mercati e per allargare gli orizzonti di business.

 

I costi per la formazione sono spesso molto alti e non tutti possono accedervi soprattutto quando si parla di corsi specialistici quindi, il problema per le aziende che desiderano formare e riqualificare i propri dipendenti può risultare quasi insormontabile. Per ovviare, con la legge 388/2000 è stato disciplinato il settore della “formazione finanziata”.

 

L’accesso alla formazione finanziata rappresenta un’interessante soluzione al problema infatti, permette di ridurre sensibilmente ed in alcuni casi addirittura azzerare i costi per la formazione.

 

Ma, cos’è e come funziona la formazione finanziata?



 

La normativa prevede che tutte le imprese possano destinare una quota corrispondente allo 0,30% dei contributi versati all'INPS “dal monte salario di ogni singolo dipendente” ed accantonarla in uno dei fondi c.d. Fondi Interprofessionali.

 

I Fondi Interprofessionali sono istituiti dalle aziende stesse con accordi interconfederali, e sono a disposizione delle stesse, anche se molte aziende non vi fanno ricorso perché non li conoscono. Essi sono gestiti da organismi autorizzati aventi natura associativa; ogni azienda ha un Fondo di categoria, in base al proprio settore di appartenenza anche se, può liberamente scegliere di aderire ad un Fondo differente in maniera del tutto gratuita e volontaria.

 

Il primo passo da fare consiste nello scegliere un Fondo Interprofessionale cui versare la quota contributiva; la scelta si opera comunicando l’adesione, ad un determinato Fondo, all’INPS secondo i criteri e le modalità definiti dalla Circolare dell’Inps n. 71 del 2 aprile 2003 modificati dalla Circolare n. 107 del 1 Ottobre 2009. In pratica tramite la compilazione di un modulo, c.d. Modello di denuncia contributiva, flusso UNIEMENS, si indica il “nome” del Fondo cui si è scelto di aderire ed il relativo codice identificativo inoltre, bisogna indicare il numero di lavoratori per i quali l’azienda verserà il “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”. 

 

Questa procedura semplifica le cose per il datore di lavoro e per gli addetti ai lavori infatti non bisognerà fare alcun calcolo; dopo l’adesione è l’Inps a determinare mensilmente le risorse da destinare al Fondo (ad esempio, qualora dovesse variare il numero di dipendenti dell’azienda, sarà l’Inps a gestire il cambiamento e ad assegnare correttamente al Fondo le risorse).

 

Nella denuncia va indicato il “nome” del Fondo cui si è scelto di aderire ed il relativo codice identificativo inoltre, bisogna indicare il numero di lavoratori per i quali l’azienda verserà il “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”. 

 

Ogni azienda può iscriversi ad un unico Fondo per volta; l’adesione è revocabile in qualsiasi momento, ha durata annuale e si intende tacitamente rinnovata, salvo disdetta. Per revocare l’adesione bisognerà utilizzare lo stesso modello di cui si è parlato prima.

 

Operata la scelta del Fondo cui aderire e comunicata all’INPS si iniziano ad accantonare mensilmente le risorse che potranno essere utilizzate per finanziare un piano formativo.

 

Il piano formativo è un progetto in cui vanno elencate tutte le azioni e le attività formative in primis l’obiettivo che si intende perseguire e non meno importante va sottoposto al vaglio dei sindacati; per stilare il piano le aziende possono procedere autonomamente o affidarsi a terzi (professionisti o società c.d. Enti Formativi) che gestiscono tutto l’iter di presentazione del piano e la fase di rendicontazione.

 

I Fondi, ne esistono 21 al momento in cui scrivo (tra questi Fondimpresa, Forte, Fondir, Fonarcom ecc.), operano con modalità differenti gli uni dagli altri ma, comunemente, per accedere alla formazione finanziata esistono due modi: partecipando ai bandi/avvisi pubblicati dagli stessi Fondi oppure attingendo al Conto Formazione o accantonamento in fondo.

 

Nel primo caso un Fondo mette a disposizione un plafond indicando a quale attività formativa si riferisce il bando, le aziende presentano il piano formativo nei termini previsti dall’avviso e dopo attenta valutazione i Fondi stilano una graduatoria. In questo caso bisogna che il piano presentato sia impeccabile e non sempre è detto si riesca ad accedere ai fondi. Nel secondo caso, conto formazione, l'azienda accumula i contributi versati al fondo ed attinge a questi per finanziare la formazione del personale sempre presentando il piano formativo. Questa è una modalità più semplice perché non c’è concorrenza (si attinge a soldi “propri”) e vantaggiosa in quanto permette di accantonare ingenti risorse per un massimo però di due anni; allo scadere del biennio, il capitale che l’azienda non ha utilizzato sarà destinato per finanziare i bandi.

 

In ogni caso, le attività formative possono avvenire sia durante l’orario di lavoro che al di fuori di esso ed anche in modalità e-learning. Qualsiasi sia l’esigenza formativa si può ricorrere ai fondi (ovviamente bisogna avere un budget a disposizione) anche nei casi di formazione obbligatoria come per la sicurezza nei luoghi di lavoro o per gli apprendisti.

 

Il datore di lavoro può in qualsiasi momento decidere di “migrare” ad un altro fondo; in tali casi la quota di adesione versata nel triennio precedente verrà trasferita al nuovo fondo nella misura del 70% del totale, al netto di quanto già eventualmente utilizzato. Il fondo di provenienza trasferisce le risorse al nuovo fondo entro 90 giorni dalla richiesta senza alcun addebito ed è inoltre tenuto a versare, sempre entro 90 giorni dal ricevimento, eventuali arretrati pervenuti dall’Inps.

 

L’Unione Europea è molto sensibile all’argomento aggiornamento e formazione pertanto, un ulteriore strumento finanziario è costituito dal Fondo Sociale Europeo che si propone di promuovere l'integrazione e la coesione sociale ed economica per ridurre le disparità e le differenze esistenti tra i diversi Paesi Europei intervenendo, attivamente, per incentivare la partecipazione al mercato del lavoro dei disoccupati e degli inattivi e promuovendo l'eguaglianza tra uomini e donne. Per usufruire dei finanziamenti erogati dal Fondo Sociale Europeo, bisogna rivolgersi all'autorità che si occupa - nel proprio Paese - della gestione del fondo.

 

A differenza dei fondi interprofessionali, questo fondo permette l’accesso, presentando specifici ed autonomi progetti, anche ai cittadini privati interessati a fruire dei finanziamenti per la formazione infatti, il Fondo Sociale Europeo si rivolge anche a giovani disoccupati alla ricerca di un lavoro o a lavoratori con una certa anzianità di servizio che vogliano ampliare le proprie conoscenze e competenze.

 

Come visto non vi è alcun obbligo di adesione ad un Fondo ed inoltre la stessa iscrizione è gratuita e non comporta alcun onere aggiuntivo per le aziende pertanto, i fondi interprofessionali sono lo strumento ideale per far fronte alle esigenze formative. Aderire ad un Fondo Interprofessionale rappresenta una grande opportunità a disposizione delle imprese ed una scelta strategica di sicuro successo in quanto: permette di incrementare il budget dedicato alla formazione, permette ad un maggior numero di dipendenti di accedere alla formazione e consente di promuovere la crescita personale e delle competenze contribuendo al miglioramento delle prestazioni e dei risultati dell’azienda.



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Pasquale De Luca Bossa

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