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Gli interessi nella scelta della professione




In Italia quando si conclude un percorso formativo, sopratutto diploma o titolo di specializzazione professionale, l’approccio per la scelta di un successivo percorso di alta formazione oppure post per essere inseriti nel mercato del lavoro, prende in considerazione da una parte l’offerta da parte del mercato territoriale, ma dall'altra parte tornano protagonisti gli amici e la famiglia, inculcando le loro scelte nel nostro percorso. 
Questo rende erroneo tutto il processo di orientamento, incluso il bilancio delle competenze. Pur vero che bisogna ascoltare le tendenze occupazionali del mercato, IT, Digital sono le figure più ricercate, se non vi è interesse e attitudine a ricoprire un ruolo, anche volendo strutturare “percorsi di allenamento”, si rischia di rovinare l’individuo per il resto della sua vita, ad es percorsi di laurea in medicina o ingegneria interrotti perché la persona si rende conto che non vi è nessun interesse 

Ma allora se tutti abbiamo interesse per lo stesso settore, ci sarà sempre un livello di disoccupazione elevata? No, gli interessi come le competenze sono generalmente variegati ed applicabili a contesti affini 

Un profilo informatico da inserire in azienda deve essere in possesso sia di competenze hard di settore, all'interno possiamo trovare la passione per il digital, interesse che si può adattare sia ad ruolo in data analyst ma anche ad un programmatore informatico (previa formazione specifica)
 La formazione senza interesse, per il solo obiettivo di conseguire il “pezzo di carta”danneggia la persona dal punto di vista economico che di dispendio energie personali. 
Alcune domande come che ci piace fare? Perché?, non sono state esplorate a fondo negli anni precedenti, andando a rendere inefficiente il bilancio di competenze ed il ruolo svolto dagli enti specializzati in percorsi di orientamento. 
Pertanto nel processo di orientamento, un ruolo fondamentale è assunto dagli Interessi, valori e tipologia di personalità. 

Come avviene la scelta di un mestiere? 

La scelta di un mestiere è legata al nostro percorso formativo, diploma, laurea o titolo professionale Quando stiamo per concludere il percorso per il conseguimento di diploma per le medie, si apre davanti ai ragazzi un’orizzonte di dubbio vastissimo. 
Protagonisti sono i genitori e gli insegnanti, i genitori supportano i loro figli con fattori personali, ad es il padre o qualche familiare ha intrapreso quel mestiere, quindi a sua volta il figlio deve obbligatoriamente intraprenderlo, piuttosto che deve diventare “medico” per compiacere l’onore della famiglia. Gli insegnanti conoscono meglio dei genitori i ragazzi: quando accompagnano i ragazzi ai tour liceali piuttosto che ai jobday universitari, si muovono su due pilastri, voti conseguiti in una determinata materia oppure il mercato territoriale di riferimento. 
Non si parla affatto degli interessi invece, basterebbe indagare gli hobby, come passiamo il tempo libero, i desideri personali. I centri per l’impiego che sono preposti per offrire orientamento, presentano un approccio metodologico non al passo con i tempi: d'altronde continuare a somministrare test attitudinali preimpostati o legare il bilancio di competenze al CV Europass ha prodotti risultati disastrosi Ascoltare la persona in prima battuta, e carpire se vi sono molteplici interesse (anche latenti), solo cosi si può costruire un buon patto di orientamento 

La generazione Z è orientata al digital, oggi delle tendenze nuove presenti nel mercato del lavoro tranne qualche caso isolato regionale, nei centri per l’impiego non se ne parla affatto Ad es con lo smart working generato dal digital per alcuni mestieri viene meno il parametro di riferimento dato dalle opportunità offerte dal mercato locale.


Gli interessi nel percorso di orientamento 

Conoscere gli interessi di una persona non è facile. Sia desideri che interessi si evolvono nel corso della vita dell’individuo, a partire dai 15 anni iniziano a maturare gli interessi nel percorso del singolo individuo Le esperienze compiute, l’ambiente psicologico in cui cresciamo influisce certamente sulla costruzione e maturazione dei singoli interessi.
 Tra la varie definizioni che ne sono state date, ne troviamo una degli anni 50, dove si definiscono come una “tendenza ad occuparsi di qualche cosa semplicemente per il piacere che se ne trae.
Lo studioso Galimberti nel 1992, li definisce come: “fattore dominante della motivazione che si traduce in un comportamento osservabile. 
Pertanto l’interesse nasce dall'integrazione dell’esperienza e delle tendenze innate, più c’è interesse elevata è la motivazione al lavoro giornaliero. 
Gli strumenti e questionari attitudinali, hanno permesso una classificazione degli interessi: 

1. Gli interessi espressi: durante un colloquio specialistico, ai soggetti coinvolti si chiede di manifestare le proprie preferenze, ossia interessi circa: attività, impiego nel tempo libero e cosi via. Le preferenze espresse circa ogni sfera della sua vita, fanno emergere le passioni; 

2. Gli interessi manifestati: Osservare come si comporta la persona quotidianamente a scuola piuttosto che ascoltare i genitori per indagare il comportamento fuori dai contesti educativi, è fondamentale; 

3. Gli interessi verificati mediante l’uso di test: Un altra via battuta, per pervenire all'individuazione degli interessi è stata quella dei test e questionari somministrati. Tali questionari erano basati sulle scelte opzionali, come “piace”, “indifferente”, “non piace”, sommando i punteggi ne veniva fuori il profilo professionale. Interessante affiancare alla somministrazione colloqui di ascolto attivo, per carpirne la motivazione per quella determinata passione.

Riflessioni future 

Gli enti preposti alle attività di orientamento come abbiamo visto devono dotarsi delle parole “indagine” ed “ascolto”. Limitarsi alle azioni standard, porta ad un genapraio di confusione ed indecisione non indifferente, di cui a farne le spese sono i ragazzi, percorsi formativi interrotti o abbracciare un mestiere per soddisfare la famiglia o solo bisogni e desideri primari sono gli errori più frequenti

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