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Il Cuneo fiscale e contributivo

Il dibattito economico-politico da molto tempo evidenzia la necessità di ridurre la pressione fiscale su imprese e famiglie per incrementare la crescita e la competitività del Paese. Quando si discute delle problematiche inerenti il rilancio occupazionale, la crescita economica, il sostegno alle imprese e alle famiglie, uno degli argomenti più dibattuti è il cuneo fiscale/contributivo e la necessità di una sua riduzione.



Il cuneo fiscale, in termini economici, è la deviazione dal punto di equilibrio prezzo/quantità come risultato della tassazione che si riflette sul prezzo finale di beni e servizi. In altre parole rappresenta l’aumento di prezzo che subisce uno specifico bene e/o servizio quando viene introdotta un’imposta sui redditi da lavoro. In generale, trascurando l'elasticità della domanda (che permette di comprendere chi, fra produttori e consumatori, sopporterà in misura maggiore il peso della nuova imposta), gli effetti più rilevanti conseguenti l'introduzione di una nuova imposta sono: diminuzione della quantità di prodotto scambiata, aumento del prezzo finale del bene e diminuzione del ricavo marginale dei produttori. In termini più semplici il cuneo fiscale/contributivo si può definire come la differenza tra il costo del lavoro sopportato dall’azienda e la quantità netta di denaro ricevuta dal lavoratore; più alto sarà il tasso di contribuzione e tassazione più basso sarà il livello di occupazione e la propensione al consumo.

 

Prendendo in considerazione il mercato del lavoro, il cuneo fiscale consente di valutare gli effetti della tassazione sui datori di lavoro ed i lavoratori ovvero sui livelli di reddito e sul tasso di occupazione. Il cuneo fiscale, in questo contesto, rappresenta la somma delle imposte (dirette, indirette o sotto forma di contributi previdenziali, INAIL, cassa edile ecc.) che gravano sul costo del lavoro. Nello specifico, le componenti principali del cuneo fiscale sono rappresentate per l’impresa, dai contributi previdenziali, assistenziali e dalla quota dell’Irap versati dal datore di lavoro e per i lavoratori (compresi i liberi professionisti) dall’imposta sui redditi da lavoro (Irpef), dalle relative addizionali e dai contributi previdenziali a proprio carico.

Il cuneo fiscale è determinato dal prelievo fiscale e previdenziale che lo Stato impone sul rapporto di lavoro. Gli introiti derivanti dalla tassazione fiscale sono destinati alla copertura della spesa pubblica per sicurezza, scuola, sanità, infrastrutture ecc. mentre, le trattenute contributive sono necessarie per finanziare i sistemi pensionistici obbligatori.

In dettaglio, in Italia sui redditi da lavoro dipendenti gravano più oneri, costituenti il c.d. cuneo, in parte ripartiti tra impresa e lavoratori. I principali oneri possono essere schematicamente e riassuntivamente di seguito elencati:

a.     Oneri contributivi a favore dell’ente pensionistico (INPS) per il lavoro dipendente e casse e/o gestioni speciali per il lavoro autonomo. Essi sono a ripartizione e la maggior parte è posta a carico del datore di lavoro. Servono a finanziare il sistema pensionistico a favore del lavoratore una volta raggiunti i limiti di età per l’uscita dal mondo del lavoro. Sono variabili a seconda del settore produttivo.

b.     Oneri assicurativi a favore dell’ente che si occupa della sicurezza e degli infortuni sul lavoro (INAIL). Essi sono a ripartizione e servono ad indennizzare il lavoratore in caso di infortunio sia di modesta entità che per un infausto evento. Sono previsti precisi standard di sicurezza che il datore di lavoro ed il lavoratore stesso devono osservare. Gli stessi versamenti a favore dell’INAIL differiscono in base ai rischi relativi al settore ed alla tipologia di attività di azienda e dipendente (per gli amministrativi ad esempio sono previste aliquote inferiori rispetto ad altre categorie).

c.     Tassazione del reddito da lavoro a favore dell’erario posta interamente a carico del lavoratore per scopi di finanza pubblica. Essa è un’imposta (IRPEF) ad aliquote progressive per scaglioni di reddito diminuita di detrazioni e particolari agevolazioni previste dal TUIR (testo unico delle imposte sui redditi).

d.     Tassazione sulle attività produttive (IRAP) a favore delle regioni posta interamente a carico del datore di lavoro. Serve a finanziare le spese sanitarie e varia da regione a regione ed a seconda della tipologia delle aziende (impresa commerciale, agricola, ente pubblico, banche ecc.).

 

Numericamente e solo per comodità di esposizione, il cuneo fiscale/contributivo può essere così rappresentato: fatto 100 il reddito lordo di lavoro, al dipendente verrà corrisposto, dopo gli oneri e le tasse a suo carico, un importo di 70 mentre il costo per il datore di lavoro sarà 100 + 40 per effetto degli stessi oneri e tasse a suo carico.

 

Anche sul reddito da lavoro autonomo/professionale per analogia gravano gli stessi oneri sia pure con modalità e misure diversificate.

 

Secondo i dati forniti dall’OCSE (Taxing Wage 2020), nel 2019 il cuneo fiscale medio per i lavoratori single all’interno dei Paesi Ocse è stato pari al 36%, registrando una diminuzione di 0,11 punti percentuali rispetto al 2018, segnando per il sesto anno consecutivo una riduzione. I cunei fiscali medi più alti si sono registrati in Belgio (52,2%), Germania (49,4%), Italia (48%), Austria (47,9%), Francia (46,7%), quelli più bassi in Cile (7%) e Nuova Zelanda (18,8%).

Un andamento analogo si riscontra nel caso di coppie con un singolo reddito e due figli ed anche in questo caso ai primi posti c’è l’Italia (39,2%) seguita da Finlandia, Grecia, Svezia e Turchia (tra 37% e 38%) mentre, il valore è più basso si registra in Nuova Zelanda (3,5%), Cile (7%) e Svizzera (9,9%). 

 

Un dato interessante che emerge dall’analisi è inoltre relativo al costo del lavoro in Italia. È più basso rispetto a molti Paesi dell’area Euro ma non paragonabile in confronto ai Paesi dell’Europa dell’Est, dove si sposta sempre più frequentemente la produzione industriale.

 

I dati confermano che l’Italia non occupa una posizione favorevole nel contesto internazionale in termini di peso della componente fiscale sul costo del lavoro; la situazione non varia di molto se si considera il cuneo fiscale che è, a sua volta, la naturale conseguenza di un valore elevato della pressione fiscale complessiva. Le statistiche, inoltre, attestano che anche il tasso di crescita della produttività in Italia è tra i più bassi dei Paesi dell’Ocse e una delle ragioni di tale situazione è stata ravvisata, dalla stessa Ocse, proprio nella difficoltà di contenere il costo del lavoro.

 

Per ridurre il costo del lavoro è possibile ricorrere a tecniche dirette ed indirette. Tra le tecniche dirette si può distinguere tra quelle a carattere strutturale, che comportano una riduzione stabile nel tempo del carico fiscale e contributivo e quelle a carattere agevolativo legate alla creazione di nuovi posti di lavoro per determinati periodi, aree territoriali e/o settori.

Più precisamente, gli interventi di carattere strutturale sono concentrati sulla riduzione di alcune voci della contribuzione a carico dei datori di lavoro al fine di diminuire il cuneo fiscale e contributivo mentre, le altre misure sono volte ad aumentare la convenienza economica delle assunzioni effettuate dalle imprese, riducendone, tramite la leva contributiva e fiscale, il costo del lavoro almeno nella fase iniziale del rapporto lavorativo.

Sono tecniche dirette alla riduzione del costo del lavoro, gli interventi dei Governi finalizzati ad esempio alla riforma delle pensioni, le detrazioni per i familiari a carico, le riforme introdotte con il Job Act, la spinta alla contrattazione decentrata e la promozione dei sistemi di Welfare aziendale.

 

Sono invece tecniche definite indirette quelle basate sulla flessibilità del rapporto del lavoro ovvero i datori di lavoro hanno la possibilità di variare in aumento o in diminuzione la dimensione dell’organizzazione produttiva in modo da poter disporre della quantità di lavoro di volta in volta necessaria per far fronte a delle richieste del mercato. In questo contesto si posiziona ad esempio il Job Act (contratto a tutele crescenti, nuovi ammortizzatori, conciliazione vita-lavoro), la somministrazione di lavoro e l’outsourcing.

 

Un grosso problema del mercato del lavoro italiano, che impatta indirettamente sul cuneo fiscale, è rappresentato dal dualismo tra lavoro regolare e lavoro nero. L’evasione contributiva così come l’evasione fiscale sottraendo risorse alla spesa pubblica spingono verso l’alto il cuneo fiscale.  Portare alla luce le enormi potenzialità del sommerso, attuando misure repressive mediante adeguate politiche di accertamento e favorendo un cambio culturale epocale, garantirebbe una notevole riduzione del cuneo fiscale. 

 

Contenere le retribuzioni nominali può rappresentare una soluzione efficace nel breve periodo solo se le imprese fanno diminuire i prezzi in modo corrispondente e aumentano gli investimenti, invece dei margini di profitto. La ricerca del contenimento dei costi attraverso una maggiore precarietà del lavoro è inutile e improduttiva, considerati i riflessi negativi che si hanno sulla distribuzione del reddito e sulla domanda interna, oltre a rappresentare un disincentivo alla riqualificazione dell’offerta e alla qualità delle produzioni. Per migliorare la competitività di beni e servizi da esportare, si potrebbero agire invece che sulla competizione sui costi, sulla qualità, investendo in ricerca e innovazione.

 

Ci sono Paesi che non solo presentano un cuneo fiscale inferiore rispetto all’Italia ma, anche la pressione fiscale complessiva risulta tra le più basse. Questo è un aspetto tipico di quei paesi come il Giappone e gli Stati Uniti dove la bassa componente fiscale sul costo del lavoro si associa ad un intervento pubblico nell’economia molto limitato.

Il caso della sanità americana è un esempio calzante. Il cuneo fiscale di un lavoratore statunitense è mediamente inferiore a quello di un lavoratore europeo e in particolare italiano; tuttavia per compensare il minor intervento pubblico bisogna sostenere il costo per un’assicurazione sanitaria privata. È importante sottolineare questo aspetto, date le implicazioni in termini di impatto sull’occupazione, e quindi sulla crescita, del livello del cuneo fiscale. C’è da considerare che l’effetto sul potenziale del carico fiscale sul lavoro è mediato dall’efficienza relativa della sanità privata quindi, non è detto che un intervento pubblico più limitato abbia un effetto positivo sulla produttività del lavoro e, di conseguenza, sulla crescita economica.

 

Un elevato livello del cuneo fiscale è in genere la conseguenza naturale di un elevato valore della pressione fiscale complessiva e riflette il ruolo dello Stato nell’economia in particolare, la scelta di un maggiore o minore intervento dello Stato nei campi della sanità, delle pensioni e dell’istruzione.

 

La diminuzione del cuneo fiscale/contributivo, in uno ad altri interventi ritenuti utili ed adeguati allo scopo, può in definitiva essere un valido strumento per aumentare la crescita, la competitività ed il tasso di occupazione. I minori introiti verrebbero compensati da un incremento del numero dei contribuenti permettendo di raggiungere l’equilibrio finanziario desiderato.



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Pasquale De Luca Bossa



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