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Crisi e leadership

Platone per primo ha definito leader gli uomini nati e formati per "comandare, governare e guidare” gli altri al raggiungimento di un obiettivo comune verso il quale sono personalmente responsabili.

Leader si nasce o si diventa e di quale leadership hanno bisogno oggi le imprese per affrontare il domani?


Esistono persone naturalmente dotate di maggiori capacità di leadership rispetto ad altre ma, ciò non esclude la possibilità che chiunque può diventare leader attraverso lo studio, l’applicazione ed esperienze, acquisendo e migliorando in tal modo particolari abilità. Comunemente, ai leader si richiede: integrità, responsabilità, apertura mentale, creatività, empatia, disponibilità, umiltà, capacità di scelta, programmazione, cultura, coraggio, fiducia; queste rappresentano le virtù morali che ogni Leader dovrebbe avere. Più è forte questo sistema di valori e più la reputazione sarà forte e credibile.
In generale al leader vengono riconosciute alcune caratteristiche individuali tra le quali le più importanti sono: pensiero chiaro, intuito, iniziativa, coraggio, entusiasmo ed integrità.

È possibile individuare differenti stili di leadership in ragione della capacità connaturate e delle passate esperienze, determinate da differenti fattori (cultura aziendale, conflittualità, tempo a disposizione, rischi, capacità e maturità dei collaboratori). Un buon leader deve avere ottime capacità di adattamento a seconda delle situazioni che si presentano ed anche al repentino cambio di strategia ove necessario.

Le crisi economiche mettono alla prova la capacità di resistere e di riorganizzarsi delle aziende e delle persone. Riflettere sulle cause che hanno generato la crisi e soprattutto sulle prospettive future permette ai leader di operare scelte cruciali per ripartire ed indicare le strategie ritenute adatte per il superamento della crisi.

La leadership può derivare dal potere della posizione, della persona o da entrambe ed in situazioni di crisi possono verificarsi due situazioni: dal un lato i leader assumono sempre maggior rilevanza aumentando i consensi non tanto per un improvviso miglioramento delle capacità ma, piuttosto per la funzione apicale derivante dal ruolo ricoperto. Dall’altro invece cerca di rafforzare il suo ruolo in risposta ad un vero e proprio attacco alla sua leadership da parte di chi crede di scorgere qualche debolezza e/o incertezza. 

In queste circostanze può verificarsi l’accentuazione dell’autorevolezza del ruolo che può portare ad una “svolta totalitaria”. Travolti dalle emozioni, euforia di consensi o rabbia per gli attacchi subiti, è facile cadere nella tentazione di affermare il proprio volere perseguendo scopi personali.  

Per evitare di incorrere in una sorta di “leadership totalitaria” è necessario tenere presente che: al di là delle decisioni apicali, la risposta alla crisi risulterà tanto più efficace quanto più alto sarà il grado di coinvolgimento delle persone che, con competenza ed impegno, facendo gioco di squadra contribuiscono al raggiungimento dell’obiettivo. Bisogna quindi focalizzarsi sulla crisi e non sulle persone che vanno sempre valorizzate affinché rivestano un ruolo attivo per la risoluzione della stessa.

La crisi sanitaria determinata dalla pandemia da Coronavirus ha avuto un impatto estremamente negativo sulla nostra economia che aveva già accumulato nel corso del tempo inefficienze e diseconomie che ora stanno venendo al pettine. Anche se la crisi economica ha generato macerie occorre studiare ed adottare per il futuro nuovi modelli organizzativi, di lavoro, di business, di produzione, di commercio, di servizi pubblici e di scuole ed università. Non bisogna sprecare in definitiva le opportunità che la crisi offre solo perché legati a modelli tradizionali ormai superati.

Winston Churchill, il più citato dai capi di governo che provano a gestire l’attuale crisi economica, pretese, prima ancora della conclusione della seconda guerra mondiale, la progettazione di un nuovo sistema economico e politico differente da quello che aveva portato il mondo alla tragedia: “le peggiori crisi disse sono quelle che si sprecano”.

Le nuove metodologie di lavoro (telelavoro, remote working, smart working), lo sviluppo dell’e-commerce, migliori infrastrutture per la comunicazione, il mutamento dei rapporti sociali, l’attenzione all’ambiente, nuove leggi in materia di lavori pubblici, il sistema dei trasporti, riorganizzazione di scuola ed università sono solo alcuni ambiti in cui intervenire per ripensare un modello produttivo, commerciale e sociale migliore ed al passo con i tempi, con attenzione massima a non sprecare le poche risorse finanziarie a disposizione.

In definitiva una più attenta disamina delle problematiche, una chiara visione degli obiettivi da raggiungere senza artificiose quanto dannose polemiche costituirebbe il clima ideale per raccogliere la sfida che la crisi ha portato.


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Pasquale De Luca Bossa

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